Informazione e Cutura

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venerdì 28 settembre 2012

La traduzione del discorso del Rè Abdallah II di Giordania all'Assemblea Generale dell' ONU


IL Re ha invitato la Comunità Internazionale ad inviare un messaggio chiaro contro ogni tentativo di cancellare l'identità araba musulmana e cristiana di Gerusalemme e contro attacchi ad Al-Aqsha, un messaggio che indichi inequivocabilmente che qualsiasi trasgressione nei luoghi santi di Gerusalemme non sarà tollerata. Il Re si è espresso anche nel sollecitare una transazione politica volta a fermare lo spargimento di sangue in Siria ed a ripristinare sicurezza e stabilità. Questo è il testo integrale del discorso di Re Abd Allah II Giordania:


                                                                          
Bismillah ArRahmaan arRahiim (In Nome di Allah Il Misericordioso Il Clemente)


Signor Presidente, Signor Segretario Generale, Illustri Capi di delegazione, Membri dell'Assemblea Generale: Grazie.

E' un onore partecipare a questo raduno eminente. La Giordania offre sincere congratulazioni a Sua Eccellenza Vik Jeremi, e la garanzia di una piena collaborazione della Giordania che Le esprime anche, Signor Segretario Generale, l'apprezzamento per i Vostri sforzi instancabili. Accolgo con favore la Sua voce e le voci dei leader mondiali delle varie religioni, che si sono distinti con miliardi di musulmani in tutto il mondo, respingendo le provocazioni che hanno l'obiettivo di dividere i fedeli di differente credo.

L'Islam ci insegna ad onorare tutti gli esseri umani, promuovere la tolleranza e misericordia. Come Hashemita e discendente del Profeta Maometto , la pace e benedizioni su di Lui, io condanno tutti gli atti che diffamino il Profeta, o che falsamente usino il suo nome o il nome dell' Islam o di qualsiasi altra religione per giustificare violenza e atti malvagi come quelli ad esempio cui abbiamo recentemente assistito. Non ci sono margini su questo tema. Tutti noi, di ogni fede, in tutto il mondo, dobbiamo essere pro-attivi nel promuovere la comprensione ed il dialogo più forte e globale.

Amici miei, "UNIRE LE NOSTRE FORZE ". Queste parole nella Carta delle Nazioni Unite, non sono solo un vecchio sogno. Si tratta di un'urgenza moderna.Le Nazioni Unite e questa Assemblea Generale sono necessarie, con la loro forza ed il loro potere, oggi come mai prima d'ora.

Nella mia regione abbiamo compiti importanti che urgono. Fornire nuove e migliori opportunità per nostro popolo, in particolare per i giovani; evitare pericoli di instabilità e di conflitto; soddisfare il desiderio che è universale di vivere in libertà, quel diritto umano fondamentale alla dignità, alla giustizia, alla pace. La Comunità Internazionale ha un compito primario, nel dare sostegno a quei paesi in cui è in corso la cambiamento e in cui la pace è a rischio.

In Giordania abbiamo tracciato la via della trasformazione guidati dalla nostra tradizione di rispetto reciproco e moderazione.Il nostro percorso "primavera araba" è una delle possibilità per accelerare lo sviluppo di riforme e raggiungere gli obiettivi nazionali.

Lo scorso anno, davanti a voi ho parlato dei cambiamenti che si prospettavano all'orizzonte in Giordania. Da allora abbiamo completato nuovi emendamenti costituzionali e varato nuove leggi, creando così anche una rete di istituzioni con il principio di sostenere il nostro iter verso la riforma e la democratizzazione.Nel nuovo anno, con il nuovo Parlamento, avrà inizio la nostra "estate Giordana".
Miei amici, vorrei esprimermi ora sulla tragica situazione in Siria. La violenza deve cessare immediatamente e la transazione deve iniziare ora. Non ci sono alternative ad una soluzione politica che porti alla conclusione del massacro, è il solo modo che possa ripristinare sicurezza e stabilità così da preservare l'integrità territoriale della Siria e la dignità e l'unità del suo popolo.
L'ONU ha un ruolo importante da svolgere per sollecitare una soluzione politica. La Giordania farà tutto quanto è in suo potere per sostenere il neo-rappresentante dei Segretari Generali delle Nazioni Unite e della Lega Araba, Mr. LAKHDAR BRAHIMI.

I popoli di Giordania e Siria hanno legami di lunga data e profondi. Da quando è esplosa la crisi, oltre 200.000 siriani hanno cercato rifugio in Giordania, questo ha creato una forte pressione sulle risorse limitate della nostra economia. Ma i Giordani hanno aperto le braccia a chi ne ha bisogno, come già fatto tante volte anche in passato. Mentre continuiamo ad assumerci tale responsabilità, il sostegno internazionale è essenziale. Siamo molto grati per la generosa risposta cui si sono dedicati governi, organismi internazionali, organizzazioni delle Nazioni Unite.
La realtà della situazione è triste, i campi profughi divengono sempre più affollati, intere famiglie con l'inverno che sopraggiungerà saranno vulnerabil al freddo inverno del deserto. Esorto i Paesi delle Nazioni Unite a lavorare insieme per evitare una catastrofe umanitaria.

Pur essendo alle prese con tali sfide, mai però dobbiamo perdere di vista quella che è la crisi nel cuore della regione. Per quasi 65 anni il popolo palestinese ha rappresentato un'eccezione rispetto alla promessa delle Nazioni Unite di essere il riferimento del diritto internazionale e dei diritti umani, se ancora questo popolo non ha la dignità di vivere in liberà e sicurezza, se non ha ancora il diritto all'autodeterminazione.

Se la "primavera araba" ha chiesto dignità per tutti è stata richiesta anche di dar termine all'eccezionalità. Niente causa più rabbia che dire ad un popolo che quando si tratta di giustizia sociale esso non conta nulla. L'"estate araba" non potrà portare i suoi frutti fino a quando non terminerà il conflitto fra israeliani e palestinesi - che si concluda con una pace giusta - con i palestinesi che possano vivere accanto allo stato di Israele sicuri e in pace con 'intera regione.

All'inizio di quest'anno ad Amman eravamo riusciti ad ottenere che entrambe le parti partecipassero al tavolo delle trattative. Poi la positiva transazione si fermò di nuovo. Le continue azioni illegali ed unilaterali perpetrate, costituiscono una diretta minaccia ai negoziati di pace.


Sono estremamente preoccupato per le minacce a Gerusalemme e ai suoi luoghi, sacri a musulmani e cristiani. La Moschea di Al Aqsha e Compound Al Haram Al Sharif di Gerusalemme est sono sotto la custodia Hashemita, ruolo riconosciuto anche nel trattato di pace tra Giordania e Israele del 1994, e protetti come territorio occupato dal Diritto Internazionale. E' fra i tre luoghi sacri all'Islam e la sua importanza per 1,7 miliardi di musulmani (un quarto della popolazione mondiale) è simile a quella che ha la Ka'ba.



Vorrei essere assolutamente chiaro, qualsiasi invasione o la divisione del sito di Al-Masjid al-Aqsha sarebbe visto non solo come una violazione degli obblighi di Israele, ma anche come grave trasgressione religiosa. La Comunità Internazionale deve inviare chiaramente il messaggio che una tale trasgressione - o qualsiasi tentativo di cancellare l'identità arabo musulmana o cristiana di Gerusalemme - non sarà tollerato.



Quello che è necessario ora è il peso che hanno le nostre nazioni, unite. Né un singolo paese né il mondo possono sopportare una continua ostilità ed insicurezza. Verso la fine dell'anno, dopo le elezioni negli Stati Uniti, potrà crearsi l'opportunità di un' apertura per ottenere ciò di cui entrambe le parti necessitano urgentemente: due stati in pace Palestina e Israele - così da avere la certezza di poter guardare liberamente al futuro - Questo, sulla base di una soluzione giusta globale e finale, è sempre stato e rimarrà una priorità assoluta per la Giordania.

Permettetemi di ribadire, come già detto, che il mondo Arabo sta cercando la pace, la vera pace ...relazioni diplomatiche, relazioni economiche, commercio, investimenti. Una nuova normalità in una pace in cui le persone siano al sicuro nelle loro case, dove le comunità siano in grado di costruire ed in cui la cooperazione aiuti l'intera regione a prosperare.Tutto questo è stato il proponimento a partire dal 2002 ( oltre dieci anni ) nell'ambito dell' iniziativa di pace araba alla quale collettivamente i 57 paesi arabi hanno aderito.E' giunto il momento per Israele di girarsi, guardare al futuro che condividiamo, e fare una pace duratura con i Palestinesi.

Miei amici, quasi 70 anni fa, dopo l'amarezza di una distruttiva guerra mondiale, i paesi di tutti i continenti scelsero di riunirsi nella speranza di un mondo unito nella pace e nel rispetto di tutta l'umanità. Fu il passo giusto e coraggioso delle Nazioni Unite.

Oggi, dopo quasi tre generazioni, abbiamo imparato che fatte le scelte giuste, dobbiamo proseguire con l'efficacia dell'azione. Non solo come nazioni ma come Nazioni Unite dobbiamo prendere le giuste misure e fare i passi coraggiosi, ora.



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