Informazione e Cutura
mercoledì 5 settembre 2012
La guarigione spirituale (ruqya) e gli amuleti nell'opinione delle genti della Sunnah e del Consenso.
Di Shaykh Sayyid Zayn al-Sumayt. [1]
Traduzione italiana di Talib. Fonte: http://islam-sunnita.blogspot.it/2011/02/la-guarigione-spirituale-ruqya-e-gli_10.html
Sappi che Allah non ha inviato nessun rimedio per curare che sia più efficace del Santo Corano. Esso è una cura per le malattie e una purificazione per i cuori. L'Altissimo ha detto:
"E Noi abbiamo rivelato dal Corano ciò che è una cura e una misericordia per i credenti".
Il Profeta (che la Grazia Unitiva e la Pace siano su di lui) ha detto:
"Colui che non viene curato dal Corano non può essere curato da nient'altro".
I sapienti sono unanimi nell'affermare che è permesso ricorrere all'uso della Ruqya [2], quando essa soddisfa tre criteri:
1) che essa abbia origine dalla Parola di Allah l'Altissimo, o dai Suoi Nomi e Attributi;
2) che essa venga pronunciata in lingua araba, o in un'altra lingua conosciuta;
3) che essa venga compiuta nella retta convinzione che la sua efficacia dipende dal Volere di Allah, e non da un suo potere indipendente.
La prova della liceità della Ruqya è riferita nel "Sahih Muslim", nel quale è trasmesso che 'Awf ibn Malik ha detto:
"Eravamo soliti pronunciare formule di guarigione spirituale durante i tempi dell'ignoranza [prima dell'avvento dell'Islam], e chiedemmo al Profeta cosa egli pensasse di tutto ciò. Egli rispose: 'mostratemi le vostre formule; nella misura in cui non contengano idolatria, non v'è alcun male in esse".
Le forme proibite di Ruqya sono quelle pronunciate in una lingua sconosciuta, e nelle quali vi siano contenute attestazioni di miscredenza e stregoneria. Se la Ruqya ha un significato comprensibile, come il ricordo di Allah o i Suoi Nomi e Attributi, allora essa è lecita e raccomandata, e ad essa sono associate delle benedizioni.
Per quel che concerne l'utilizzo degli amuleti, anch'essi sono leciti nella misura in cui non contengano parole dal significato sconosciuto. [3] Secondo l'opinione corretta è lecito farli indossare anche ad esseri umani e animali. Ibn al-Qayyim dice in "Zad al-Ma'ad":
"Chiesi a Ja'far ibn Muhammad ibn 'Ali cosa pensasse dell'idea di indossare amuleti per protezione (ta'widh), ed egli rispose: 'E' una cosa che proviene dal Libro di Allah e dalla Sunnah del Profeta, pertanto indossali pure, e trai da essi una cura'".
Si dice anche che l'Imam Ahmad venne interrogato a proposito degli amuleti che vengono indossati a seguito da un'afflizione, e che rispose: "Mi auguro che in essi non vi sia alcun danno". 'Abd Allah, suo figlio, disse:
"Ho visto mio padre scrivere un amuleto per qualcuno che soffriva di attacchi di panico (aladhi yafza'), e per qualcuno che soffriva di febbri a seguito di un'afflizione che lo aveva colpito".
Ibn Taymiyya ha scritto nelle sue fatawa:
"Si riporta da Ibn 'Abbas che egli era solito scrivere dei versetti del Sacro Corano ed altro per coloro che erano malati, quindi li poneva nell'acqua [nel senso che faceva sciogliere nell'acqua l'inchiostro con cui erano stati scritti. Nota di Talib] e la faceva bere. Questo indica che in tali cose vi sono delle benedizioni, e l'Imam Ahmad ne ha stabilito la legittimità".
Per quel che concerne l'hadith che dice: "Chiunque indossa un amuleto ha compiuto un'atto di idolatria", il senso di queste parole è interpretato dai sapienti come riferito agli amuleti che le persone indossavano al tempo dell'ignoranza, e che costituiscono idolatria perchè coloro che li indossavano ritenevano che questi avessero un potere indipendente da Allah. Un'amuleto che contiene il nome di Allah non ha, per definizione, nulla a che fare con gli amuleti il cui uso è condannato da questo hadith.
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NOTE (a cura di Talib).
[1] Lo Shaykh Sayyid Zayn al-Sumayt è uno dei più eminenti sapienti yemeniti contemporanei, tanto nell'ambito del Fiqh (di scuola shafe'ita) che in quello del Tasawwuf. Per una sua biografia, vedasi: http://www.islamophile.org/spip/Al-Habib-Zayn-Ibn-Sumayt.html. Il presente studio è la traduzione di un'estratto della sua opera "Issues of controversy".
[2] Il termine "Ruqya" indica l'utilizzo di formule o di amuleti quale protezione dalle forze malefiche e guarigione dei problemi di natura sottile (come ll malocchio, le possessioni dei jinn, et cetera). Una possibile traduzione italiana potrebbe essere, per l'appunto, "guarigione spirituale", ma si è cercato di mantenere il più possibile il termine arabo originale onde non ingenerare, con una traduzione, significati ambigui e potenzialmente fuorvianti.
Per una più ampia documentazione sulla Ruqya, vedasi QUI. Per quel che concerne la concezione islamica dei jinn, vedasi anche QUI.
[3] Gli amuleti su cui non v'è dubbio alcuno sono quelli che recano incisi la Shahada, versi del Sacro Corano, invocazioni (du'a) provenienti dalla Sunnah, et cetera. Per quel che riguarda ciò che è al di fuori di questa categoria (come, ad esempio, l'assai noto Khamsa, o "Mano di Fatima") la posizione più sicura è quella di astenersene laddove si tratti di strumenti di dubbia liceità, mentre quelli indubbiamente illeciti sono, ça va sans dire, vietati.
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